Condiscendente? Mai più! 

Sono un po’ più tranquilla del solito,  finalmente posso finire questo post in attesa da un po’… con qualche aggiunta ispirata a dal seminario sulla gestione delle emozioni di ieri, di cui vi parlerò appena si sarà sedimentato per bene nella mia testolina. 

Uuuuuuuh come sono invecchiata!!!! 

Ultimamente mi sto ritrovando sempre più spesso a parlare da sola. Faccio luuuuuunghi monologhi in macchina, mentre cucino, al mattino davanti al caffè (questi sono i più belli, stile Pulp Fiction, in stato di semicoscienza post pasticche, a metà tra realtà e sogno -per dire!-) oppure mentre mi trucco allo specchio. Sorvolando l’aspetto clinico-psichiatrico della cosa, in realtà mi sta servendo molto. In questi dialoghi a tu per tu con me stessa sfogo tutta quell’acidità che reprimo, per il bene comune, nei rapporti interpersonali, e mi dico chiaro in faccia quello che provo. Scopro tratti del mio carattere che non pensavo di avere e delle idee che, dette ad alta voce, mi spaventano per la loro brutale sincerità. 


Ora mi sono chiesta: ma quindi questa qui sono io davvero? Un sacco di cose che fino all’anno scorso tutto sommato riuscivo a digerire, ora mi risultano completamente inaccettabili! Insomma, sono sempre stata abbastanza accomodante rispetto alle scelte e alle decisioni altrui e alle mie, ma ultimamente, mi ritrovo a non condividerle davvero più! Da una parte la cosa mi rende anche in un certo modo più stabile; piuttosto che essere la solita volubile Cicci di sempre, preferisco essere questa nuova Cicci acidella ma consapevole, dall’altro canto però ne sono anche un po’ turbata. Quando si raggiunge una nuova consapevolezza è sempre necessario farvi in qualche modo fronte, accettarla o metterla a tacere. 

Capiamoci, non riguarda solo ciò che ho scoperto odiare negli altri, e quando dico odiare non esagero troppo- mi viene l’orticaria a pensare a certe cose-, ma anche e soprattutto ciò che assolutamente non riesco più a tollerare in me stessa! 


Volete degli esempi pratici?? 

In primis odio il fatto di essere spesso stata, ed essere tuttora, una banderuola al vento: mi innamoro alla svelta di ciò che mi passa davanti al naso (questo si era capito, no?) e con la stessa velocità passo da una passione all’altra, influenzata molto spesso da chi ho accanto, da ciò che mi attrae nelle altre storie, nelle altre vite, in altri gusti. Mi faccio attirare dalle esperienze altrui e questo va bene, ne sono ispirata e mi aiuta a mantenere una mente aperta e curiosa, ma genera in me un continuo stato di ridiscussione, che alla fine mi toglie stabilità. Amo spesso e molto, ma non per questo in modo leggero. Anzi, l’amore per ciò che mi appassiona pesa molto sulla mia circolazione, sulla mia stabilità, mi condiziona, mi spinge o mi schiaccia. Non è frivolo, ed anche se passeggero, lascia il suo segno. Ma ora no, non voglio essere più così volubile, così in balia. Devo scremare e capire ciò che davvero è necessario per me, andare fino al fondo di questa mia passione e fregarmene se agli altri non piace, se qualcuno pensa che sia inutile, eccessivo, fuori moda o troppo di moda, da pazzi; mi piace, mi serve, anche nella completa inutilità, il resto problemi altrui. 

Sembra facile a dirsi ed anche un po’ scontato ma, se ci pensate bene e analizzate nel profondo i vostri comportamenti, capirete che non lo è. Siamo bombardati continuamente da immagini e esempi di pratiche e scelte preconfezionate, pronte all’uso, affascinanti ammalianti e semplici. Ci vengono servite, senza che ce ne accorgiamo, in piccole dosi assuefacenti, fino a farci credere di avere noi stessi concepito quel gusto e quella decisione. Ma non è così! Ci piacciono le cose che ci vengono proposte perché è ciò che si trova in giro da comprare, perché sono le immagini che si trovano per prime quando facciamo una ricerca, perchè se apriamo un giornale sono a tutta pagina, perchè è quello di cui si parla, perché è quello che si vuole abbiano o facciano tutti. Vale per gli oggetti e vale per le idee. È il segreto della società moderna, ora però voglio smetterla di essere condizionata dalle persone e dalle cose. Un lavorone, ma sono ad un punto in cui trovo inconcepibile alcuni dettami sociali: il costo delle cose più inutili, credere che siano per noi indispensabili, il materiale scadente e la poca accuratezza con cui invece sono fatte quelle davvero necessarie, l’essere continuamente facilitati nelle cose basilari (le carote già tagliate? Ma sul serio????) la concezione comunemente accettata del tipo di persona che bisognerebbe essere, della vita vuota e senza coda che bisognerebbe fare. Così ci si perde dietro alla non-sostanza, all’effimeratezza dei nostri desideri passeggeri, senza una bussola che ci indichi dal profondo di noi stessi quale sia la nostra direzione. E mo basta però!


Odio chi si autocommisera e chi si deprime come se tutti i problemi del mondo gli pesassero sulle spalle. Prendete me: quando mi capita una mezza storta, giro per casa come uno zombie, chiedendomi il perché sia successo proprio a me, cosa avrò fatto mai di male per meritarmelo. Ma daiiiii! È così facile perdere la concezione di realtà e di misura quando le cose riguardano se stessi, ma a ben vedere se qualcun altro ci raccontasse la medesima storia, molto probabilmente risponderemmo “oh quanto mi dispiace” ma nella testa una voce urlerebbe “ma stai calmo che mica t’è cascato un braccio!!” Il dolore, il dispiacere è solo una delle tante sensazioni che tutti noi dobbiamo affrontare, e dobbiamo saper pesare. Odio anche chi non sa riconoscere i meriti altrui. Chi crede sia sempre una questione di fortuna (per gli altri) e di ingiustizia (per se stesso). Eh no! È questione di lavorarci su, di impegnarsi, di rischiare, di soffrire e di essere ben disposti verso la sorte. E di mazzate. E che, se anche uno gira con il sorriso costantemente stampato in faccia e crede che sì, forse questa è andata male ma la prossima andrà meglio, sempre, ciò non significa che per lui tutto sia perfetto. La felicità è una scelta, come la speranza, la propositività, la voglia di fare e di stare nel mondo attivamente, tanto quanto si sceglie la rabbia e la negatività. La fortuna? Lasciamola alle estrazioni del lotto. 


E poi non sopporto, e sinceramente non capisco nemmeno, il fatto che io mi faccia andare bene cose che in realtà non mi piacciono e non condivido per niente, anzi molte volte mi ritrovi persino a sostenerle. Ma stiamo scherzando?! Quando ho perso la sicurezza delle mie idee? Quando è successo che io non sia più certa al 100% delle mie convinzioni? Forse è il naturale processo di crescita che ti porta a mettere in dubbio la maggior parte dei tuoi valori e dei tuoi punti fissi? Forse si, e da questo punto di visto lo posso anche accettare. Ciò a cui invece non voglio più per nessun motivo sottostare è il fatto che questo mio cambiare provenga da commenti e ragionamenti fatti da altri sul mio sistema di pensiero, che io lo senta minato da un modo di vedere altrui. È paradossale trovarsi a credere cose che non avremmo mai pensato di credere: sono una persona semplice, con desideri basilari e poche sicurezze che ho sempre difeso senza la minima ombra di dubbio, sicurezze in cui credo fortemente ancora ora, ma in alcune situazioni mi rendo conto di fare fatica ad argomentarle, specialmente quando la differenza tra me e gli altri si fa troppo grande. Così ci rinuncio e gli lascio credere ciò che vogliono o, peggio, accondiscendo. È come dargliela vinta, dirgli “sì, dai, hai ragione tu”, ed invece no, non ce l’hai e la vita, fino ad ora, mi ha dato ragione. 

E poi voglio assolutamente smettere di scusare tutti. Ho letto una bella frase che diceva pressappoco che dire “è fatto così” sia diventato l’alibi del menefreghismo, che scusi  qualsiasi comportamente in virtù di un’ipotetica impossibilità di cambiare. Io di me lo dico spesso: “sai che non mi piace mandare troppi messaggi, sai che sono una sempre di corsa e non ho tempo, sai come sono fatta…” eh, e quindi? Non potrei forse essere diversa? Non sarei in grado, in virtù del fatto che so riconoscere questi miei limiti, di superarli? Si usa come scusa facile e pronta per fregarsene, per non metterci del proprio. Pigrizia. 

D’ora in poi ho deciso che “facile e pronto” saranno due aggettivi che non faranno più parte del mio vocabolario. 

Ci sarà leggerezza: non tutto grava su di me, sono io che lo scelgo, sono io che lo faccio, ma sono io che posso anche sbagliare, anche cedere, inciampare. Mi rialzo e ricomincio. Ed anche se mi capita senza che l’abbia deciso, posso farlo, ne sono capace.

Ci sarà ironia. L’hai fatta la cazzata? E ridici su! Che non è la prima, non sarà l’ultima. Rilassati. 

Ci sarà cambiamento, spicciolo, veloce, fulminante. Non ti piace questo? Bam, cambiato! Un pezzo alla volta. 

Ci sarà tempo. Se non è adesso, sarà poi. Se non è adesso, c’è un motivo. Aspetta, spera, rimani aperta al nuovo e consapevole di ciò che dai. 

Ci saranno radici. Persone, luoghi, te stessa. Il resto saranno tutti rami e nuove foglie.


Possiedo tanto, più di quello che necessiterei, posso dirmi soddisfatta. Ricevo tanto dalla vita e devo accettare di fare ciò che è sufficiente, il massimo per me, non per gli altri. Il minimo, come dice l’Alice, lo fissi tu. E io aggiungerei anche il massimo.

Per il resto, pensate quello che volete 😊.

E perdonate questa pazza e i suoi sproloqui.

La CiCci


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2 pensieri su “Condiscendente? Mai più! 

  1. Alice ha detto:

    ooh dolce Fede.. saranno i 30, saranno le mazzate che pesano di più, sarà la primavera ma sento anche io il profumo di domande esistenziali e la necessità di rendere il mio posto nel mondo un po’ più confortevole.
    Ti capisco davvero molto e condivido i tuoi valori finali di leggerezza, ironia e cambiamento.. ho imparato che tutto quello che accade nella vita è necessario: il nostro compito è di crescere accettando, perchè credo che solo con l’accettazione dei cambiamenti possiamo raggiungere e mantenere la nostra felicità e proprio a nulla serve l’autocommiserazione e l’eterna lotta contro ciò che non c’è.. credo che la magia stia nella consapevolezza dei propri limiti, dei propri valori e delle proprie forze. Mi piace pensare che essere padrona di me stessa mi rende una persona migliore, ogni giorno. Sì, tu fissi il minimo il massimo e l’intermedio e sai bene che ogni tanto ti puoi fermare, piangere, ricominciare o andare più in alto.. quindi rilassati, sbaglia, arrabbiati, urla e innamorati a giorni alterni, appassionati, partecipa a corsi di formazione e senza paura buttati!!!!!!!!!!!! quello che preferisco di te è la tua capacità di appassionarti ad un qualcosa, renderlo tuo e tenerne un pezzetto quando la passione finisce..ma se chiami questo tua forza “essere una banderula al vento” togli la magia al talento che hai e poi magari ti perdi… ognuno ha l’emozione che lo caratterizza, no? ma ovvio è se non ti piace più, puoi cambiare:-)
    Voglio condividere, di più!
    tivibbì*

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    • fedecicci ha detto:

      Eh eh quanta ragione che hai!!! Il talento già, anche quello mica facile da riconoscere…
      sono d’accordo, c’è bisogno di condividere, di confrontarsi, di parlarne di più!
      Grazie❤
      La CiCci

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