C’era una volta…

C’era una volta una piccola regione, fatta di montagne, castelli , acque gelate e acque bollenti. Un posto fatto di scorci fatati, sul cui suolo hanno marciato cavalieri, mercanti, monaci e soldati in ogni epoca, lasciando tracce ancora oggi meravigliosamente visibili. I suoi borghi di pietra autoctona, le sue mura e le fortificazioni splendidamente mantenute creano un fascino senza tempo che attrae da secoli migliaia di visitatori, oggi più che mai invogliati da politiche del turismo oculate.

Ho espresso più volte, specialmente su Facebook, il mio amore per il Forte di Bard: mastodontico fortino di cultura e arte, ma qualche settimana fa ho scoperto un nuovo amore pochi passi più in là: la Fiera di Sant’Orso. (Cliccare per la storia😉)

Quella di Aosta, l’originale e storica fiera che si è conclusa il 31 gennaio, è alla sua 1017ºedizione, poiché per tradizione si vuole datarne l’apertura ufficiale all’anno 1000, anno nel quale si narra che per festeggiare l’arrivo del Santo, patrono di Aosta, si uscisse a regalarsi e scambiarsi oggetti, indumenti e tradizionali sabot, calzature intagliate artigianalmente da un ceppo di legno.

Non potendo partecipare alla fiera principale poiché si svolge nei giorni 30 e 31 gennaio, quest’anno feriali, abbiamo visitato la sua “sorellina minore”, quella di Donnas, frazione ai piedi del mio adorato Forte.


All’interno del borgo storico e appena fuori di esso, si snoda un’unica stradina gremita di banchetti imbanditi di ogni genere e tipo di oggetto producibile in legno: dallo strumento musicale, alla storica “coppa dell’amicizia” (da non confordere con la grolla!), i sabot, i giocattoli per bambini, taglieri e utensili da cucina,  fino alle più spettacolari e rifinite sculture e statue intagliate da tronchi centenari. 

Gli gnomi dei boschi, ah no, quella più alta è la Roby!


Se vi piace il legno c’è da perdersi, se non vi piace particolarmente, non riuscirete comunque a fare a meno di ammirare la straordinaria abilità e maestria di questi artigiani e delle scuole di falegnameria che espongono i loro lavori. 

Una speciale “fisarmonica” fatta di lamelle di legno

Il tornio

Una lampada di cui mi sono innamorata follemente😍

 

I tatà, animaletti di legno i legno e pietra con le ruote


Insomma, l’atmosfera é magica, gli occhi sono appagati e, se non dovesse bastare, c’è anche dell’ottimo cibo: polenta alla valdostana, salumi e formaggi (due nomi su tutti Lardo d’Arnad e Fontina), la “miassa” di farina di mais e torta di mele… Non so se mi spiego!

La polenta che cuoce in un paiolo grande tanto quanto la stufa, non ha prezzo!!!


Io, per il prossimo anno, mi sono già prenotata per una nuova visita, ricordandomi di inziarla con la serata del venerdì la veillà, serata di fiaccolata e cantine del borgo aperte. Non vedo l’ora! 


Intanto ringrazio come sempre per aver scoperto anche questa volta qualcosa di nuovo, grazie per avermi fatto meravigliare ancora! 


La CiCci

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