Catturare momenti: Elliott Erwitt

La fotografia non si fa con le macchine, si fa con gli occhi e con la pancia. Non basta possedere il mezzo, ci va lo scopo, e lo scopo è immortalare la vita nel momento in cui esplode in un bacio, un sorriso o uno sguardo. È acchiappare la luce degli occhi, la rabbia dentro una mascella serrata, la sciocchezza dei gesti degli ignoranti, la forza in quelli dei diversi. 

Quando guardi queste fotografie, fatte cinquant’anni fa, capisci davvero il senso di una foto. Era l’attimo giusto, l’occhio che guarda oltre le cose, accorgersi del momento esatto.


Ma non solo. C’è l’ironia, la leggera spensieratezza o l’estrema profondità.


L’accuratezza.

La coincidenza catturata per caso.

La delicatezza.

Non è solo appendere un quadro ad una parete, è portarsi via un pezzo di vita autentico, senza modifiche, senza pose, senza manipolazioni. 

Erwitt diceva che la fotografia accade, è un dono che non va capito nè analizzato. Non ha nulla a che vedere con la volontà del fotografo e quando è ben fatta, non ha bisogno di parole, è qualcosa di magico che sembra andare aldilà della realtà. 

La vita ti si presenta davanti e non puoi far altro che vederla, quando possiedi i giusti occhi.

La CiCci


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