Caricarsi-Scaricare

Eccoci ad un’altra domenica sera.  

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    Da ormai due settimane è ricominciato il lavoro, quello della settimana e quello dei week end. Ci ho messo un bel po’ di giorni a riprendere il ritmo normale delle mie giornate, delle mie cose da fare, della solita vita. 
    Probabilmente ci ho messo più del solito perché quest’estate ho davvero staccato la spina! Sono arrivata alle ferie con un grosso carico che mi schiacciava da dentro, con la sensazione di dovermi liberare di qualcosa che mi premeva sul cuore. Probabilmente era solo la stanchezza accumulata durante l’anno, o forse era che a forza di trattenere ero arrivata alla mia capienza massima, dovevo scaricarmi. 

    L’idea iniziale era quella di andare in un rifugio in montagna, da sola, con l’essenziale da mangiare e gli scarponi per camminare il più possibile. La mia famiglia e il Cicci non erano esattamente contenti di questa mia decisione, ed anche se io non vedevo il pericolo che invece loro pensavano potesse esserci, alla fine mi hanno comunque convinta ad abbandonare il mio progetto da eremita. 

    Ciò a cui invece non ho assolutamente rinunciato è stata la solitudine. Perché, diciamolo, è bello, bellissimo stare in mezzo ai bambini, alla gente, alle persone, stare ore a chiacchierare, a raccontare e spiegare, certo, ma se ci si comporta sempre come dei grossi recipienti che vengono riempiti di parole, di immagini, di progetti e storie raccolte e prodotte, ad un certo punto si raggiunge il bordo e si inizia a non saper più trattenerle… non c’è più spazio per far entrare nulla. A quel punto si deve iniziare a levare. 

    Ho levato per prima la noia. 

    Non sopportavo l’idea dell’ozio. Di solito amo non fare assolutamente nulla quando ne ho la possibilità, ma credevo che non fosse la strada giusta in quel momento. Così organizzavo con chi c’era. Montagna con la mamma, con le amiche, con il Cicci. Bastava far andare le gambe. 


    Ho levato le parole, poi. 

    Ho deciso di andare in giro da sola, per essere obbligata a starmene zitta. Molto molto difficile per me. All’inizio, mentre camminavo o guidavo, parlavo da sola, prima sottovoce, poi mentalmente. Alla fine dopo un paio di giorni sono riuscita a tacere anche con me stessa. Stavo zitta e guardavo, ascoltavo il silenzio. 



    Poi ho levato il senso di fatica. 

    Vi capita mai di aver bisogno di esagerare? Di sentire di dover sforzare, andare più in là di quello che normalmente fate? Mi sono sentita come in cammino verso una meta. Non so quale fosse, non lo capisco nemmeno adesso a posteriori, ma credo che sentissi la necessità di dirmi “Fede, guarda che se vuoi, ce la fai”. 

    La mattina dopo alle 4:30 ero sveglia, zaino in spalla, PG al guinzaglio, fari dell’auto accesi. Si va a vedere l’alba. 


    C’è solo silenzio mischiato a buio. Sei sola. Cammini al chiaro di luna per arrivare al punto più in alto da cui potrai vedere tutto. Ti prende un infondato senso d’insicurezza, non stai correndo nessun pericolo, non stai affrontando un’impresa impossibile, non sei in missione! Stai solo camminando, eppure ti senti stranamente esposta. 

    Allora capisci perché lo stai facendo. Sei sola perché hai bisogno di staccarti, sei lì sopra perché vuoi uscire dalla tua zona di comfort, aspetti il sole perché vuoi vedere con quanta potenza nasce, hai bisogno di toccarla con le dita quella forza, di vedere il cielo squarciarsi di luce, vuoi entrarci in quell’energia che brucia e ricarica nello stesso istante. 

    La notte porta via, il sole carica di nuovo.


    E quando ti senti pronta, ti alzi e parti. 

    Levi per ultimo il tempo.

    Non esistono orari, non esiste tabella di marcia. Quel giorno ho camminato dall’alba al tramonto, senza un percorso, in salita, in discesa, tornando spesso sul tragitto appena pestato. Mi sono fermata molte volte, ho riposato, ho respirato, ho portato le mie gambe al loro limite. Nessuna grande vetta, nessuna traversata o scalata, solo passi su passi. 


    Scaricare – Caricarsi. Caricare – Scaricarsi.  

    Avevo levato tutto ed ero vuota, pronta per ripartire con il nuovo anno di lavoro, che, devo dirlo, è iniziato proprio dolcemente, con una bella settimana al mare. Ma di questo vi parleró in un’altra occasione, perché ora che mi sono finalmente riabituata al solito ritmo della vita, devo andare a dormire, con negli occhi ancora queste immagini piene e un nuovo monito scritto sulla bacheca della cucina:


    Notte! 

    La CiCci

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