Che festa! certe notti a Camandona…

Shhhhhh… lo sentite anche voi? il rumore dell’olio delle friggitrici che attendono le patatine e il fritto misto da far dorare, la polenta che sobbolle mentre fa sciogliere il formaggio della concia, la pasta che attende il sugo, lo sentite?

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lo sentite lo screpitio delle pietre che cuoceranno la carne? il rumore del cinghiale che assorbe il sugo o del pollo alla cacciatora che sguazza nel sughetto invitante, del merluzzo che frigge prima di essere adagiato sulla polenta e cipolle? e le affettatrici che tagliano i salumi? i coltelli che affettano la verdura dell’insalata e i pomodori per le bruschette e le piadine, li sentite?

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Nemmeno gli spillatori che iniziano a versare la birra per i camerieri e i cuochi prima di una serata faticosa? E il sound-check della band che suonerà? Lo sentite? 

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Io sì, li ho sentiti tutti questi rumori, per sette giorni. E’ il suono della festa prima che inizi, prima che arrivino le centinaia di persone che l’hanno affollata ogni sera, prima che parta il via vai delle quasi cinquanta persone che hanno collaborato, con le maglie arancioni per servire ai tavoli, con quelle nere in cucina. E’ il suono della comunità che si muove per far quadrare le cose, per essere partecipe, per fare tutto nel miglior modo possibile. 

E’ il suono della festa di Sant’ Anna. Una festa di paese come tante altre, ma con qualcosa di più, qualcosa di speciale.

Ci sono cose che non trovi mai il tempo di fare: stirare, fare il cambio di stagione, levare i cibi scaduti dalla credenza o dividere in cartelle le fotografie accumulate in una generica “immagini” sul pc. E poi ci sono le cose che, cascasse il mondo, ti trovassi con un piede ingessato, non puoi proprio non farle. Una di queste è sicuramente andare alla festa di Sant’Anna. 


In questo paesino, Camandona, vivono quasi meno persone di quelle che ci vengono in villeggiatura, e non c’è il mare e nemmeno una struttura sciistica, e neanche un lago o qualcosa di diverso dagli altri mille paesini dei dintorni. C’è un piccolo bar-trattoria, qualche alpeggio un po’ più su del centro, che poi non è nemmeno un centro, tre chiesette: una sconsacrata, una su una curva e una con l’orologio solo sul lato interno del campanile. A questa festa si mangia benissimo, certamente, un menù ricco e cibo ben cucinato, con amore e pazienza, con ingredienti freschi e di qualità, ma come anche in altre feste. I gruppi e i cantanti che vengono a suonare sono tutti bravi e fanno divertire e cantare a squarciagola, ma mica vengono solo qui. E per trovare parcheggio si fanno un sacco di giri e si cammina.

Ma allora cosa ci sarà di così tanto speciale? Cosa fa sì che ogni anno vengano migliaia di persone a mangiare alla festa di un paese che nemmeno li può contare mille abitanti? cosa fa accorrere tutti, li fa ritornare da Milano, da Torino, dalla Francia e persino dall’America, cosa gli fa usare le ferie estive per venire ad aiutare a servire, o li fa rimanere a lavorare fino alle due del mattino nonostante il giorno dopo la svegli suoni alle sei o alle sette?

La risposta è molto semplice.

Sono le persone.

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E’ l’atmosfera che si respira.

Non è solo collaborazione, rispetto del lavoro e delle capacità di tutti. E’ il divertimento che si riesce a toccare con mano. Tutti noi siamo lì senza percepire un euro, per sette serate e per diverse ore a sera. C’è chi va anche alla mattina a preparare il cibo che verrà cucinato alla sera, chi ha montato i gazebo, i tavoli, il palco, chi ha girato come un matto per mesi a cercare gli sponsor, i contributi, gli aiutanti. Chi deve andare a chiedere i permessi, a fare la spesa, chi lava e stira i grembiuli e gli strofinacci di notte per il giorno seguente. 

Ma nonostante questo, nonostante tutto il lavoro e la fatica, quello che si vede sono i sorrisi, i balletti sciocchi, le risate.

Per questa festa di sta alzati a cantare fino alle tre di notte anche su settimana, si brinda a chi c’è ancora all’ultimo giro di poker, si suona la chitarra senza saperlo fare per ridere tutti insieme, si saluta in cielo chi non c’è più senza lacrime, senza nostalgie. E anche se ogni anno si ripetono le stesse canzoni di Ligabue, le stesse suonate, le stesse risate, le stesse partite All inn, nessuno di noi saprebbe davvero rinunciarci!  

Credo che la risposta sia quella, che questa sia la formula magica di una festa che va avanti da più di ottant’ anni, che ha persone che aiutano da quaranta, che si ingrandisce e si migliora ogni anno di più e che in questo 2016 ha fatto il suo record storico!

Adesso lo sentite anche voi, il suono della festa?

Al prossimo anno.

La CiCci 

   

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