Cinque terre: love at first sight ❤

Lo so, lo so, é tanto tanto che non scrivo un articolo… Qualcuno avrà magari sentito un po’ la mia mancanza (grazie), qualcun altro (sicuramente i più) non se ne saranno nemmeno accorti, ma sta di fatto che per un bel po’ sono stata in standby. Non ero dell’umore adatto, non riuscivo a trovare né l’ispirazione né la voglia di condividere che di solito mi anima quando scrivo. E perciò, piuttosto che scrivere brutture e baggianate, ho preferito attendere qualche giorno. Ho preferito aspettare di andarmene via, “che forse in fondo é vero che per essere capaci di vedere cosa siamo, dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano”, come dice la canzone…
Venerdì sera siamo partiti, subito dopo il lavoro per non perdere neanche un minuto, in direzione mare.

Eh sì, sì, sì, se voglio ritrovarmi devo avere addosso dell’acqua, devo vedere solo blu. Sapevo che mi sarebbe servito quello! Avevamo progettato già da qualche tempo questo piccolo viaggetto, e forse anche perché sapevo che stava arrivando, mi sono adagiata nella sua attesa. Ma ora che ho rifatto il pieno di sole, di azzurro, di acqua gelata, di scogli a picco nel verde trasparente e di onde sbattute contro di essi dal vento, ora sono pronta per tornare sulla mia strada.

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L’ho già detto molte volte, non sono in grado di lasciarmi trapassare dai problemi; non sono una rete, sono un muro. Quando qualcosa mi colpisce, si conficca al centro del mio petto e ci mette del tempo a staccarsene. Non vi annoierò con i dettagli del mio caos; é il caos di tutti quelli che vivono la vita, il solito casino di chi usa troppo il cuore, il banale marasma in cui vivono le persone che sentono le cose con la pelle, con le dita, che toccano i sentimenti che provano. Niente di speciale. Voglio dirvi invece quello che questo caos me l’ha fatto se non dimenticare, almeno mettere da parte per un momento… Voglio dirvi del mare.

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La prima volta che vidi questo mare fu alla fine del liceo. Mia zia, uno dei fari della mia vita, mi regalò un week end lungo alle Cinque Terre, indicandomi tragitti e percorsi che valesse la pena vedere. Ci andai scettica, come fa un diciannovenne in Liguria ad agosto. Dovetti ricredermi appena il treno si fermò. Quello che avevo davanti agli occhi era meraviglia, era lo spettacolo della natura al suo meglio. Le casette colorate arroccate sulle pendici di montagnole che cadevano in picchiata su un mare a cui non sai trovare un colore, la luce che illumina il verde degli alberi, degli arbusti e degli ulivi a nord, l’azzurro e il bianco delle barchette a remi che riposano sulla piccola insenatura a sud, le macchie gialle dei limoni che spuntano nei giardinetti che scendono a scala verso il mare, il grigio delle rocce che proteggono le loro perle. Sarà stato perché ero felice, per la fine della scuola e per il bel risultato o perché eravamo soli io e Lui, o perché dal terrazzino della nostra camera sentivo il profumo delle bouganville e dei limoni nello stesso momento in cui potevo vedere il mare. Non so il vero motivo, so solo che al primo sguardo mi innamorai di tutto. Girammo in lungo e in largo, dormivamo a Manarola, più o meno nel centro delle Cinque Terre, e al mattino prendevano il trenino e andavamo verso Monterosso, oppure verso Vernazza, o Riomaggiore. Siamo stati a Lerici, abbiamo camminato sulla celebre Via dell’ Amore.

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E poi una mattina, consigliati dal gentilissimo proprietario dell’albergo, siamo andati a Portovenere. Ci disse: “É un posto molto romantico” ed io, che già ero persa per quei meravigliosi borghetti colorati e vivi, mi sono chiesta se poteva mai esserci qualcosa di ancora più romantico. Sì, c’era.

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Portovenere é un gioiello dal sapore retrò, é elegante raccolto nel suo piccolo porto, anche se aperto verso il mare appena fuori dal Golfo dei Poeti, spettacolare nella minuscola ma stupefacente Chiesa di San Pietro, al quale accedi da una lunga scalinata che ti permette di vedere anche le rocce sopra la grotta di Byron. É un insieme di stupore. Il piccolo porticato che incornicia il blu tutto intorno a te, il suonatore di arpa che accompagna la meraviglia. Il tramonto che ti toglie il respiro e i battiti…

I colori delle case semplici strette l’una contro l’altra come ballassero, i bianchi delle barche lussuose, ma che non stonano attraccate al porticciolo. L’isola di Palmaria oziosa nel suo verde infestante, le sue sparute abitazioni, i pochi allevamenti di muscoli (le cozze) che ti guarda di fronte.

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Quando vedi Portovenere sei fregato. Non puoi dimenticarlo più.
E così ci ritorni, e ci ritorni… Siamo andati a Marzo dello scorso anno, anche se il tempo era brutto, e ci siamo tornati anche questo week end. Con un doppio regalo in aggiunta alla sua bellezza: poterla vedere dall’alto e poterla vedere dal mare.

La mattina del sabato siamo andati a Campiglia, dove parte il sentiero del parco naturale di Portovenere. Scarponcini, occhiali da sole, una ricca colazione nello stomaco. Il tragitto sarebbe anche breve, un’oretta circa, se non fosse che ad ogni angolo ti si apre un paradiso. I fiori, le larghe scie dei traghetti, il Tino che spunta, le terrazze naturali in cui puoi vedere le coste della Corsica, le montagne, la Versilia a pochi passi.

Avrei passato, ed in parte l’ho fatto, l’intero tragitto a fare fotografie, ma la fame chiamava. Dovevamo andare a pranzo. E dove, se non in un’ulteriore stupendo irreale magnifico posto? Il piccolo rifugio Muzzerone si annuncia da lontano, ti chiama con il profumo del pesce alla griglia che senti già da qualche metro, e se non bastasse il profumo ti conquista sicuramente quando ti affacci dal suo balcone. Portovenere é ai tuoi piedi, fiera della sua altezza, della sua bellezza. Un’amazzone che non teme il mare grosso, il temporale. Salda come la statua di una dea sulla prua di un’antica nave. Vista dall’alto é ancora più speciale.

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Abbiamo mangiato immersi in questa meraviglia, pesce freschissimo, testaroli al sugo di noci, verdure sott’olio e del buon Vermentino, poi siamo ripartiti per andare a tuffarci in quella meraviglia sotto di noi. il pomeriggio ci é passato in fretta, tra una passeggiata e i piedi a mollo in una spiaggetta di pietrine ancora chiusa ai bagnanti.

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Domenica mattina sveglia presto, siamo corsi a prendere il traghetto da La Spezia verso Portovenere, la seconda sorpresa ci aspettava attraccata al porticciolo. Una barchetta a motore, bianca, piuttosto vecchiotta, che può guidare anche chi é senza patente nautica. A me non importava, ci avrebbe portato fuori, in mare aperto, nel mare in cui non si può pescare, nelle isolette del Tino e del Tinetto dove non si può attraccare, nel sito patrimonio dell’Unesco che é la riserva naturale delle Cinque Terre. Siamo usciti lentamente passando attraverso il Golfo dei Poeti, nel punto in cui a destra ti ritrovi la roccia della chiesa di San Pietro e a sinistra le pendici della Palmaria.

C’era vento e i gabbiani svolazzavano scendendo in picchiata dai monti fino al pelo dell’acqua. Quando acceleri fai subito tanti metri e ti puoi girare indietro, per vedere la meraviglia dal mare. L’esplosione di colori, la poesia che hanno visto Montale e Byron..

 In mezzo a quel blu, con il lento ondeggiare delle onde e il silenzio del mare aperto, ti addormenti e sogni di stanze ariose e finestre socchiuse, di un bouquet di fiori estivi, di un gelato al limone e quando ti svegli e senti quella sensazione attaccata alla pelle, scopri che la realtà supera il sogno.
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Insomma chiudi gli occhi e immagazzini tutto, fino alla prossima volta.
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Se siete innamorati, almeno una volta nella vita, é un posto in cui dovete andare… E se non lo siete, andateci comunque, si mangia da dio!

Buon viaggio
La CiCci

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2 pensieri su “Cinque terre: love at first sight ❤

  1. Daniela ha detto:

    splendide foto e romantici racconti………. grazie ! mi hai fatto rivivere una vacanza di qualche anno fa e fantasticare su un possibile prossimo ritorno in queste meravigliose terre.
    Grazie.
    Daniela

    Liked by 1 persona

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