Cartier-Bresson. Un bianco nero più vivo dei colori

A guardarle così le foto di Henri Cartier-Bresson sembrano normali fotografie in bianco e nero, scene di vita vissuta, scatti rubati al momento giusto. Passeggi per il corridoio della mostra e sono lì, una dietro l’altra: una strada della campagna italiana degli anni ’40, un parco di Parigi, bambini che ridono, persone che camminano per strada. Il viso di Pablo Picasso negli anni, Matisse nel suo studio, Edith Piaf… più avanzi più ti svelano la loro magia, la loro potenza. E poi i viaggi, un uomo e la sua Leica a rullino che catturano pescatori, donne che lavorano, signorine in tacchi a spillo che saltano per evitare una pozzanghera.

Ti ritrovi con il naso a un centimetro dal vetro perchè ci vorresti entrare in quelle fotografie, vedere da dove arrivava la luce per illuminare così tanto, per creare quei chiaro-scuri, per quei giochi d’ombre. Giri la testa e vedi che il tuo vicino sta osservando la foto accanto a te nello tuo stesso modo perché anche lui sta cercando di leggere la sua immagine, perché anche lui ha capito che non è solamente una fotografia in bianco e nero scattata nel momento opportuno.henri cartier-bresson-10

E’ una visione d’insieme, di un davanti e di un dietro, dell’espressione degli occhi e di ciò che gli occhi stanno guardando, pensando, esprimendo. E’ l’ironia di un carnevale che sembra una battaglia del secolo precedente, un bambino che imbraccia un bottiglione di vino come un piccolo fucile, una scala che non sai se scendere o salire, lo scultore che abbraccia la sua opera e le parla salvandola dall’ incendio del suo laboratorio. 

E poi i ritratti, le persone famose mentre fanno le cose per cui non sono famose; un thè, un sigaro, il postino che suona alla porta o anche solo un sorriso al gatto. 

Stampe pulite, misure e carte abbastanza standard, senza strafare, con la semplicità delle grandi personalità, dei grandi artisti. 

 

Non puoi staccare gli occhi, torni indietro, bresson2ripercorri il tuo giro, guardi ancora, studi ogni dettaglio.

Sai che stai guardando la storia della fotografia da venti centimetri di distanza e vorresti staccarle dal muro e appendertele in casa tanto immediati, puliti, puri sono quegli scatti. Tuoi, di tutti.

Questo è quello che intendo io per fotografia artistica: uno scatto, uno solo, il momento perfetto. La Strada, le Persone, la Natura. Nessuna post-produzione, nessuna posa artistica, nessun artefizio. 

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Hyères, Francia 1932

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Henri Matisse

225

L’Isle-sur-la-Sorgue. Francia 1988

La Fotografia, quella vera.   

La CiCci

P.S. Le fotografie sono prese da internet perchè alla mostra non era permesso farne.

 

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