Clock

A 10 anni pensavo che a 20 avrei avuto un bambino, come la mia mamma. Mi sembrava bello e giusto. A 15 iniziavo a credere che fosse meglio aspettare i 25, per via dell’Università, ecc… A 20 anni, mai e poi mai credevo di farcela a farmi una famiglia e uno straccio di progetto di vita entro i 25… E poi li ho compiuti, VENTICINQUE anni. Un quarto di secolo. E cosa avevo stretto tra le mani? Niente. Quel tipo di niente a palle di polvere e rami secchi dei film western, con il canto dei grilli e le risate delle iene in sottofondo. Una botta! Così ho ripiegato sui 30. “Ma si dai, trent’anni è la nuova maturità, l’anno in cui hai lavoro, casa e un rapporto stabile.” Sai che c’è? Quest’anno HO trent’anni. Però cacchio tutta quella sicurezza che pensavo di sviluppare crescendo, non me la sento mica. Non riesco nemmeno a mettere la gonna con i tacchi, perché mi sembra troppo da adulta! Da donna! Immagine 518.jpg

 

E allora, come si fa? Si fa la crisi, passo numero uno. Poi si fanno i conti, passo numero due. Poi si fa di nuovo la crisi, perché era meglio non fare i conti… E poi? Poi ci si siede un attimo a riflettere, seriamente. Perché per quanto ancora ci si senta dei ragazzini, non lo siamo più. Sappiamo quello che vogliamo. Conosciamo già un bel po’ di quello che siamo. Ma soprattutto abbiamo ancora la spensieratezza dei giovani ma già la saggezza degli adulti, e abbiamo la forza di chi ha ancora molta strada da fare, ma può già contare i passi che ha percorso. Sì, ci mancano molte prospettive e tutti ci ripetono che non abbiamo voglia di fare nulla, perché a qualcuno non va di stare 8/10 ore chiuso in un fabbrica, perché alla sera abbiamo bisogno di fare due parole al bar bevendoci un aperitivo, perché andiamo in palestra, perché organizziamo sempre cene e vorremmo partire ogni week end. Oppure perché facciamo lavori virtuali, che non fanno venire i calli, o non accettiamo mansioni inferiori rispetto al nostro titolo di studio. 

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Io so una cosa, non molte, una sola. So che la vita che hanno fatto i miei genitori è stata bella, ma non è la mia. E che i pensieri dei cinquantenni cassaintegrati che hanno consumato tutta la loro giovinezza nelle fabbriche, trascurando i figli con le loro assenze e senza togliersi mai una soddisfazione, sono degni di rispetto, ma non sono i miei. E credo che i tempi, ahimè, si siano dilatati, studiamo di più, andiamo a lavorare più tardi, moriamo più anziani… E la colpa non è nostra. Perciò se qualcuno pensa che fare un figlio dopo i trent’anni sia un po’ tardino, mi spiace, ma non mi interessa. O se qualcun altro crede che fare la baby sitter tutto il giorno non sia un vero lavoro, buon per lui. E se crede che dovremmo risparmiare più soldi ma non sa che con i contratti che ti fanno al giorno d’oggi è già tanto se fai il giro del mese, ok, grazie del consiglio, maaaaa, amen!

E allora non collezionerò successi, ma raccolgo piccoli attimi. Non avrò raggiunto lunghe liste di traguardi, ma ho cartelle piene di fotografie di bei momenti e di belle persone. Forse sono rimasta un po’ indietro, forse credo di vivere ancora nei sogni, ma se domani mentre sono su un aereo o in un treno, in viaggio per la mia prossima vacanza, la vita decidesse di mandare all’aria i miei desideri, so che mi troverebbe con il sorriso, senza rancori, senza rimorsi.

Perché preferisco tenere la mente aperta come una grossa scatola con il coperchio sollevato, in modo che ogni esperienza, anche la meno significativa, possa entrarci senza barriere. E preferisco credere che una casa serva ma serve anche metterci in moto, andare a vedere cosa succede fuori dalle nostre quattro mura protette. E sono convinta che se ognuno di noi vedesse qualche pezzettino di terra in più non solo ne avrebbe più rispetto ma capirebbe anche che ci sono tanti modi di vivere una vita sola e nessuno di noi può dire quale sia il migliore. 

Perché la vita, e questa settimana ancora una volta ne abbiamo avuto prova, non rispetta le regole, non aspetta il nostro tempo, non si interessa dei nostri progetti. Ma io, non voglio comunque correrle dietro. Voglio che sia lei ad inseguirmi.

Lo voglio fare per essere davvero pronta ad insegnare qualcosa ai miei figli, un giorno, e perché penso di avere ancora tempo per fare tutto. C’è sempre tempo. Non voglio avere paura di quello che potrà succedere, di ciò che forse non succederà mai. Vado avanti, giorno dopo giorno.

Chi si ferma è perduto e ha perso.

La CiCci

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5 pensieri su “Clock

  1. Grosso Patrizia ha detto:

    Il tempo, Fede, é una cosa preziosa, bisogna spenderlo bene!!
    Ma non facciamoci prendere dall’affanno, c’é tempo per tutto…..l’ho imparato vivendo!!!
    Ogni scelta che facciamo, ogni traguardo che raggiungiamo, ogni sogno che realizziamo, aggiunge un piccolo pezzo al grande puzzle che é la nostra vita!!
    Affrontare serenamente ogni giorno, con un bel sorriso, non rimpiangere nulla di quello che abbiamo fatto…. ecco questo sì che da valore al nostro tempo!
    E se anche ogni tanto ci mettiamo in discussione….bene…ci aiuta a crescere!!
    Forse a volte vorremmo avere una bacchetta magica, per avere tutto subito, ma cosa c’é di più bello che guadagnarsi passo dopo passo ció che desideriamo di più!!
    Le cose più belle accadono quando meno te l’aspetti…..
    Vedrai…arriverai dove vuoi arrivare….hai tanto tempo ….e le capacità per farlo!!!
    Mamma Patty

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