Calli e gondole 

Tutta questa pioggia ti raffredda le ossa e ti arriccia i capelli. Senti l’umido che penetra perfino sotto alla giacca, al cappello e alla sciarpa che tieni alta per coprire anche il naso. Non mi piace la pioggia, nè quella fine fine accompagnata dalla nebbiolina, nè quella scrosciante che schizza fuori dalle grondaie. 

Mi piace l’acqua, quella sì! L’impeto dei torrenti ingrossati che corrono ancora più in fretta verso il mare, come pure la calma piatta della tavola del mare senza vento… E mi piace, anzi amo l’acqua magica che accarezza Venezia, sdraiata da secoli nella sua laguna, come una ricca signora che attende l’aperitivo: “uno Spritz, per favore! Ghiaccio e arancia, senza l’oliva.” 

Qualche tempo fa sono tornata a trovarla, Venezia. Dopo l’ormai lontana gita scolastica della seconda ginnasio, ho avuto il piacere di rivederla. Non era cambiata per niente, non cambia mai. Non invecchia, non ha le rughe, non perde la sua fantasia. Resiste da chissà quanti anni, tiene duro, non si abbatte! Punta con forza i suoi pali nella melma e cerca di non sprofondare, chiude le ante delle finestre e spranga le porte più basse quando l’acqua la vorrebbe sommergere.

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Resiste. 

Resiste anche quando i turisti l’attaccano come orde di barbari per cercare di intrappolare la sua meraviglia in qualche scatto, per carpire dentro un’immagine il suo fascino…senza riuscirci, perché resiste, anche a chi la imita, anche a chi la denigra, anche a chi la vorrebbe diversa, più sicura, meno pura.

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Resiste.

Questo è il suo mese, che oggi finisce. Il mese del carnevale, il mese in cui deve resistere con ancor più tenacia, con più forza. Da tutto il mondo arrivano per vederla con il vestito della festa, con la maschera calata sul viso di splendide donne in abiti di seta, per salutare i gondolieri che accompagnano, cantando tra i canaletti, alla scoperta della sua unicità, per curiosare tra i saloni delle ville nobili addobbati per le gran cerimonie e per spiare quei meravigliosi soffitti a cassettoni delle stanze degli hotel di lusso. 

Quando piove, penso a lei. Al pericolo che corrono le sue calli, a Piazza San Marco con le passerelle montate in fretta e furia, ai portici ghermiti di persone ammassate tra le bancarelle di souvenir messe al riparo. Immagino i camerieri del caffè Florian in divisa ritirare le tovaglie candide, i musicanti riporre nelle custodie i loro strumenti, un violino, un clarinetto… Penso al traghetto sul Canal grande che rallenta la corsa, ai ponticelli vuoti, alle piccole onde che sbattono sulle gradinate o tra i muri sotto al ponte dei Sospiri. 

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La immagino in silenzio, con i denti stretti e gli occhi chiusi, concentrata solo su se stessa, sulla sua resistenza. Lo sa che questa pioggia potrebbe essere l’ultima, lo sa che non potrà vivere così per sempre, che tutta quell’acqua prima o poi farà crepare i suoi muri con i piedi a bagno, che succederà un giorno che il legno marcirà, che le fondamenta incrostate crolleranno, che il colore dei suoi intonaci di cocciopesto e calce si sfalderà e le finestre di vetro soffiato saranno abbattute da un colpo di vento un po’ più forte.

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Lo sa. Ma é una vecchia signora ricca e testarda. E resiste.

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Buon 29 Febbraio!

La CiCci

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5 pensieri su “Calli e gondole 

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