C’é ancora speranza!

Non sono una “nativa digitale” come si definiscono adesso i bambini nati nell’era tecnologica e perciò per molti anni non ho sentito per nulla la necessità di possedere cellulari, iPad, computer, nè tantomeno iPhone. No, gli unici strumenti di tecnologia presenti nella mia infanzia e adolescenza sono stati la televisione e il videoregistratore, poi, quando per la cresima ho avuto in dono dalla mia madrina uno stereo con il lettore cd,ho compiuto un enorme balzo evolutivo dal mangiacassette portatile, ereditato dagli anni settanta, e dal walkman.

 Ora, mi fa ridere che la metà delle cose che ho nominato praticamente si siano estinte e che se provo a dire a un ragazzo di quattordici anni che ho avuto il mio primo cellulare alle superiori, lui mi guarda come fossi un alieno vecchio anni luce. Fa proprio ridere, ma un ridere, ma un ridere, che quasi mi viene da piangere!!! Sono vecchia per davvero! Porca miseria, ho visto il passaggio dai dischi in vinile, alle musicassette, ai compact disc; dai floppy disc ai cd, alle chiavette usb, alle ram esterne da più di un tb, fino a Dropbox!! Dal telefono fisso a tastiera al cordless al cellulare all’ iwatch! Sono cambiamenti epocali!!! 

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Ma c’è da dire che pur non essendo nativa, ho recuperato gli anni persi. Mi sentirei di definirmi una “evolutiva digitale”. No, no, non sono proprio una di quelle che vive con il cellulare attaccato alla mano, ma posso affermare con assoluta tranquillità di dedicare più di un momento della giornata a guardare facebook, a leggere blog meravigliosi e a salvare immagini su Instagram e Pinterest. Mi piace fare parte del mondo, andare a vedere cosa succede in Cina o come sta la mia migliore amica a New York. 

Ora è tutto così facile… è così facile soddisfare la propria curiosità, così immediato chiarire un dubbio o cercare qualche novità grazie al web! Mi capita sovente di leggere una parola che non conosco e di andar subito su Wikipedia a cercarla; oppure di scoprire una tecnica decorativa mai vista prima e ottenere un tutorial in tempo reale che me la mostri. Per noi è diventata un’abitudine scontata e alcune volte disprezzata, ma la facilità con cui si ha accesso alle informazioni, a mio parere, è veramente un grande grandissimo e meraviglioso dono. 

Ma come ogni cosa, anche la più utile, può venir male utilizzata… E così ti ritrovi a leggere notizie che riguardano la pedofilia online, codici criptati che servono a truffare o rubare con molta facilità o a mettere d’accordo organizzazioni terroristiche mondiali. Sì, anche gli aerei pensati per dare le ali all’uomo e permettergli di esplorare terre per lui infinitamente lontane, sono stati utilizzati per bombardare e uccidere migliaia di persone. Lo stesso Internet è stato inventato come strumento militare e quando è stato offerto al pubblico per ampliare i suoi orizzonti, di certo l’intenzione non era quella di renderlo strumento di chiusura mentale, come spesso vediamo adesso. 

Maaaaaa, detto questo, io non mi sento di condannare il mondo digitale, perché come sempre è questione di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io, per mia fortuna/sfortuna (non so giudicare), sono geneticamente predisposta a vederlo sempre, sempre mezzo pieno! 

E allora posso vedere gli aerei come il mezzo più comodo ed economico di unire ogni paese, posso pensare che Facebook sia un grande contenitore di idee, piuttosto che di idiozie, voglio credere che un ragazzo che ha nelle sue dita il POTERE DELLA CONOSCENZA, di tutta la conoscenza disponibile al mondo, decida di farne buon uso. Insomma io ci credo! E ci credo perché lo vedo ogni giorno… In mezzo ai selfie a duckface, ai giochini stupidi, ai commenti razzisti ed ignoranti…lì vedi spuntare un germe di cultura, un seme di intelligenza digitale. 

Di questi giorni la notizia del crowdfunding #nonsisBudellilItalia  della scuola media di Mosso, un paesino in provincia di Biella di poche centinaia di anime, che ha lanciato su internet una campagna di raccolta fondi per l’acquisto dell’isola di Budelli, in Sardegna. Ecco, questo mi sembra un seme prolifico. In pochi giorni, grazie proprio al web, la notizia ha fatto il giro d’Italia, del mondo intero ed ha interessato le televisioni e prodotto interviste su giornali locali e nazionali. E proprio per merito della grande cassa di risonanza del mondo mediatico, sono certa che l’iniziativa darà i suoi frutti!

 Altra notizia che ho trovato speciale è stata quella dell’aggettivo “petaloso” coniato da un bambino delle elementari di Ferrara, Matteo, che, con l’aiuto della sua maestra, ha scritto all’Accademia della Crusca per sapere se lo accettavano nel vocabolario. 

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Ora, l’isola di Budelli magari non potrà essere comprata dagli studenti italiani e l’aggettivo petaloso che fa anche un pò sorridere, fra due giorni sarà forse dimenticato, ma pensate che questo potrà sminuire il valore delle due iniziative? Pensate che i ragazzi e i bambini coinvolti potranno mai nella loro vita dimenticare queste esperienze? Io credo proprio di no! E sapete perché lo credo? Perché lo stesso professore che ha convinto i ragazzi delle medie di Mosso a lanciare questa pietra a tutto il mondo degli studenti italiani, è lo stesso che negli anni passati ha creato il gruppo alpinistico studentesco, lo stesso che ha promosso il gemellaggio con un paese del Tibet e che ha organizzato la spedizione proprio là a cui hanno partecipato alcuni dei suoi studenti, è lo stesso che quando la ministra Giannini è andata in visita alla sua scuola le ha fatto dipingere un muro di una classe perché i suoi studenti fanno il laboratorio di lavori pratici, tra cui anche il restauro di mobili antichi. E poi lo credo perché la maestra di quel bambino, Matteo, che scrive che le margherite sono fiori petalosi e i papaveri no, è la stessa che ha pubblicato lo scorso anno la “lista” dei non compiti delle vacanze e le motivazioni per cui l’ha fatto. 

“Fai belle dormite riposanti, pisolini compresi. Gioca all’aria aperta, dormi tanto e prenditi cura degli altri. Passa tutto il tempo con i tuoi genitori. Se hai dei nonni, fatti raccontare le storie di quando erano piccoli: sono divertenti e loro saranno felici di parlartene. Se fai un piccolo viaggio non giocare tutto il tempo ai videogames: guarda il paesaggio, leggi i cartelli lungo la strada e segna sul quaderno di italiano o su un taccuino i luoghi che visiti.”

“Vi faccio partecipi dei ragionamenti che mi hanno portata alla decisione di non assegnare compiti delle vacanze. Prima di tutto per una questione di giustizia. Le vacanze sono vacanze e i compiti, specie se eccessivi, le rovinano inevitabilmente. Inoltre i giorni rossi sul calendario sono davveo pochini per cui è meglio riposarsi un po’ che non stressarsi inutilmente. In secondo luogo credo che l’apprendimento dei contenuti sia un processo che deve avvenire tra le mura scolastiche. Solo in questo contesto, specificamente dedicato a determinate attività, è possibile condividere con i compagni e gli insegnanti percorsi mentali, dubbi, successi e interrogativi che sono tasselli tipici di un processo di cui i ragazzi sono protagonisti. Non considero i vostri figli dei vaso vuoti da riempire, ma dei costruttori attivi delle proprie conoscenze. Viene da sé che un lavoro solitario, svolto magari controvoglia, non abbia alcuna validità educativa.Vi è anche un altro tipo di apprendimento, quello che si ha quando si vivono esperienze significative. Ecco, spero che in questi giorni potrete trascorrere del tempo di valore insieme ai vostri figli. Far vivere loro qualche bella esperienza, ricordando che, da adulti, magari dimenticheranno il super giocattolo. ma ricorderanno di averlo scartato insieme a voi. Fate un regalo ai vostri bambini, dedicate a loro un po’ di ascolto in più, un po’ di pazienza in più, un po’ di tempo in più.
p.s. Non fate mancare, tra i regali, qualche libro…”

Quindi per quanto fallimentari potranno essere i risultati di queste iniziative, e io mi auguro di no!, nessuno, nessuno, mai potrà negare a questi due EDUCATORI insieme ai loro colleghi, il successo del loro compito, di aver insegnato a questi ragazzi a credere in loro stessi e nella forza dei loro sogni, nè potrà togliere a loro studenti il valore di questa esperienza, la potenza del lavoro di gruppo , della condivisione, della comunità e tantomeno a tutti noi la riflessione fondamentale su ciò che vogliamo per i nostri figli, su quale direzione abbia preso il sistema scolastico al quale li obblighiamo.

Perché la differenza, anche in mezzo ad una marea di tecnologia, la fanno ancora sempre le PERSONE.

Perché c’è differenza tra adeguarsi e scegliere, e c’è differenza tra attivare l’apprendimento spontaneo e imporre l’apprendimento precostituito, e c’è differenza tra insegnare ai ragazzi a leggere la storia o a scriverla.

Io ci credo 

La CiCci

P.S. : tutte le immagini sono state prese da Internet!!!

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